| AIKIDO |
A prima vista l'aikido si presenta come un elegante metodo di autodifesa finalizzato alla neutralizzazione, mediante bloccaggi, leve articolari e proiezioni, di uno o più aggressori armati o disarmati. Sintesi ed evoluzione di antiche tecniche mutate dal ju-jitsu classico e dalla pratica con il katana, l'aikido trova la propria efficacia in una serie di movimenti basati sul principio della rotazione sferica. Contrariamente ad altre arti marziali incentrate sui movimenti lineari (avanti, indietro, in diagonale), le tecniche dell'aikido si fondano e si sviluppano su un movimento circolare il cui perno è colui che si difende. In tal modo egli stabilizza il proprio baricentro, decentra quello dell'avversario attirandolo nella propria orbita e può sfruttare a proprio vantaggio l'energia prodotta dall'azione aggressiva fino a neutralizzarla. Ai (armonia), ki (energia vitale), do (via) è il risultato di lunghi anni di studio condotti dal suo fondatore, Morihei Ueshiba, nel campo delle principali specializzazioni della tradizione marziale giapponese, conosciuta in epoca feudale come budo. |
| BUDO |
Il budo (bu = guerriero e do =via) designa l'insieme delle arti marziali giapponesi e con lo zen rappresenta una via per migliorare se stessi, la propria forza e il proprio spirito, per accedere ad un livello superiore di umana saggezza. La pratica, l'insegnamento e la trasmissione delle diverse discipline come il kendo, l'aikido, il judo, il karate-do e il kyudo, hanno come comune denominatore la capacità di fondere la padronanza tecnica dell'arte marziale, lo sviluppo di un'energia superiore alla mera forza fisica e una percezione sottile dell'avversario. Il budo attuale non è finalizzato allo studio delle arti marziali con lo scopo di imparare a combattere, ma è finalizzato al raggiungere la perfezione spirituale. |
| BUSHIDO |
Il bushido (letteralmente: "La via del guerriero", dalle parole giapponesi “bushi”, che significa guerriero e “do” che significa via, cammino), non era soltanto un codice che serviva per indicare ai samurai le regole da osservare durante la loro carriera militare, ma un vero e proprio stile di vita basato su norme di condotta che influenzavano tutti gli aspetti dell'esistenza di un guerriero giapponese. I fondamenti del Bushido derivavano dai maggiori sistemi di pensiero orientali, come la scuola di Buddha e Confucio, lo scintoismo, il taoismo e lo zen. Ognuna di queste filosofie prevalse sulle altre in una determinata fase della storia nipponica, ma il risultato finale fu un unico codice etico e morale che regolò per secoli i comportamenti dei samurai. |
| IAIDO |
Lo iaido è l'arte dell'estrazione della spada e si pratica attraverso l'esecuzione di kata che si eseguono da soli o, per meglio dire, con un avversario immaginario che possiamo identificare con noi stessi. Questa disciplina è la più antica delle arti marziali giapponesi e ha influenzato l'evoluzione di tutte le altre discipline di questo tipo oggi conosciute. In effetti, le prime scuole di iaido di cui è rimasta traccia risalgono al VII secolo d.C. , anche se il periodo di massimo sviluppo di tale disciplina si ebbe nel 1500-1600. |
| JUDO |
Seguendo un rigido codice morale il judo insegna principalmente il controllo della mente e del corpo: una cultura fisica, una filosofia conosciuta col nome di “via gentile”. La parola ju-do è infatti costituita da due ideogrammi, dove ju significa flessibilità, dolcezza e do, letteralmente via, rappresenta il concetto tipicamente orientale di cammino, percorso. Il valore stesso di quest’arte marziale è la non-resistenza, cedere alla forza dell’avversario e con essa creare squilibrio, accompagnarla e vincerla in modo efficace. Questa continua evoluzione, alla ricerca di nuove strade, è un patrimonio autentico, insito nella sua pratica. Il judo, quale forma di lotta, fu sviluppato a opera del professor Jigoro Kano, partendo da uno studio intensivo del ju-jitsu, un sistema brutale e spesso mortale di autodifesa giapponese. |
| JU-JITSU |
Il ju-jitsu è una delle più antiche arti marziali concepite intorno al principio dell'uso efficiente delle energie fisiche e mentali, con movimenti in armonia rispetto a forze avverse. Il nome deriva dalle parole giapponesi "ju", che significa gentile, flessibile, adattabile, cedevole, e "jitsu" cioè arte, tecnica, o scienza, in quanto applicata allo studio dei movimenti, delle leve, della velocità, delle masse, del corpo umano. Pronunciato "giugìzu", oltre alla forma scritta italiana si trova anche come "ju jutsu" (moderna traslitterazione giapponese-inglese), con un trattino invece dello spazio, o tutto attaccato. |
| KARATE-DO |
Letteralmente karate significa "combattimento a mano nuda" (o “mano vuota”) mentre do significa “via”; conobbe infatti una rigogliosa fioritura durante i periodi di dominazione cinese, durante i quali per prevenire le rivolte, venivano vietate tutte le armi. Gli abitanti perfezionarono le tecniche di combattimento senz’armi arricchendole di elementi cinesi. All'inizio del XVII secolo Okinawa venne conquistata da un signore feudale giapponese che mantenne a sua volta il divieto di portare armi. Per essere in grado di difendersi contro il conquistatore armato, gli abitanti lavorarono intensamente al perfezionamento del combattimento a mano nuda. L'addestramento era svolto clandestinamente a piccoli gruppi, il che contribuì a differenziare gli stili. |
| KENDO |
Il kendo è un'arte marziale nata nel 1800 per integrare gli allenamenti di “ken-jutsu” (scherma dei samurai) che fino allora veniva insegnata utilizzando spade vere o in legno. Con le protezioni del kendo e l'uso dello “shinai” (spada di bambù) fu possibile portare nel dojo (palestra) la psicologia dello scontro. Ai vuoti movimenti delle tecniche di attacco e contrattacco, studiati alla perfezione fin dai tempi antichi, e allo studio teorico della strategia e tattica del combattimento, si aggiunse la preparazione al confronto reale. Lo studio degli stati emotivi che si susseguono nelle fasi del duello e l'attento esame dell'avversario, fa del kendo un'arte marziale del tutto originale; non solo sviluppa l'autocontrollo, la consapevolezza di sé e la canalizzazione delle proprie energie ma soprattutto migliora le relazioni personali e il carattere. |
| KOBUDO |
Il kobudo nasce a Okinawa. Gli abitanti di quest’isola dovettero difendersi per secoli da pirati e invasori, cinesi, coreani e giapponesi. Inoltre fu proibito loro l'uso di armi. Fu così che si svilupparono tecniche di combattimento che sfruttavano gli oggetti comuni che i contadini e pescatori avevano a disposizione per svolgere il loro lavoro. Vedi ad esempio i remi, i falcetti per il grano e i vari bastoni. Altre armi pare siano state importate dai monaci cinesi. È nei primi del 1900 che il maestro Shinko Matayoshi crea una scuola di kobudo che riunisce le armi principali, mentre suo figlio Shimpo nel 1970 fonda la federazione del kobudo. |
| KYUDO |
L'arte del tiro con l'arco venne rivoluzionata nel XV secolo da un eroe mitico della tormentata storia giapponese, grazie alla sua straordinaria abilità e conoscenza. I suoi insegnamenti vennero seguiti e codificati dai guerrieri che li trasmisero per generazioni. In questo modo la scuola si diffuse in tutto il Giappone differenziandosi in vari stili. La tecnica e il sapere di questa scuola, che si sono sviluppate a partire dalle necessità del tiro in battaglia per i guerrieri a piedi sono state tramandate intatte fino ai nostri giorni da una catena ininterrotta di maestri. |
| NINJA o SHINOBI |
Col termine ninja, che letteralmente significa "colui che si muove in segreto" o più semplicemente "colui che pratica il ninjutsu", o con la parola “shinobi”, che nella nostra lingua ha più o meno lo stesso significato, vengono indicati gli appartenenti ad una particolare tipologia di soldati giapponesi il cui compito principale era quello di svolgere azioni di spionaggio per i loro mandanti. Estremamente ben addestrati grazie alla pratica del “ninjutsu” o “shinobi-jutsu”, che letteralmente significa "la via per muoversi non visti" o "arte dell'invisibilità", i ninja potevano essere impiegati anche come sicari. |
| SUMO |
Il sumo, una forma di lotta, è lo sport nazionale giapponese. Oltre ai colorati “mawashi” (speciale perizoma con cintura, ricavato da un unico lungo nastro) dei lottatori e alle loro caratteristiche pettinature chiamate “oicho” (nodo a forma di foglia di ginco) che evocano entrambi immagini di epoche antiche, il sumo conserva molte delle sue usanze tradizionali, come il ring di paglia sollevato, il sistema dei gradi e si riallaccia alla cerimonia religiosa dello shintoismo. La parola sumo si scrive con i caratteri cinesi di "pestaggio reciproco". Sebbene risalga ai tempi antichi, è divenuto uno sport professionistico solo all'inizio del 1600. Al giorno d'oggi è praticato dai club nelle scuole superiori, nelle università e anche dalle associazioni dilettantistiche. Sia in Giappone che all'estero, il sumo è conosciuto come uno sport professionistico che attira il pubblico. |